Queste Regole Del Cavolo Ti Stanno Trattenendo Dalla Straordinarietà

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L’uomo vive contemporaneamente in due mondi: c’è il mondo fisico della verità assoluta e l’ambiente culturale della verità relativa.

Nell’ambiente culturale, tutte le idee che ci sono care – la nostra identità, la nostra religione, la nostra nazionalità, le nostre credenze rispetto al mondo – non sono altro che costrutti mentali a cui abbiamo scelto di credere.

E come tutti i costrutti mentali, molte sono mere opinioni a cui crediamo perché ci sono state inculcate da piccoli e sono accettate dalla cultura in cui siamo cresciuti.

Usiamo le Regole del cavolo per classificare le cose, i processi e addirittura le persone.

Ci vengono tramandate dalla nostra tribù – spesso la nostra famiglia, la nostra cultura e il nostro sistema di istruzione. Molte delle nostre regole più formative che riguardano il modo di vivere ci vengono dagli altri, e sono strettamente legate al concetto di ciò che è bene e male, giusto e sbagliato.

Quando le osserviamo da vicino, spesso scopriamo che le Regole del cavolo ci sono state imposte per comodità.

Metterle in discussione e analizzarle è muovere un passo nella straordinarietà.

Mentre avanzi sulla strada della straordinarietà devi ricordare che all’interno dell’ambiente culturale non esistono verità sacre che non possono essere messe in discussione. La politica, l’educazione e i modelli lavorativi, le tradizioni e la cultura e persino le religioni contengono Regole del cavolo che è meglio abbandonare.

Qui sotto elencherò alcune Regole del cavolo su cui basiamo la nostra vita, spesso anche senza rendercene conto, e alcuni modi diversi di considerarle a cui sono giunto.

Sono tra le Regole più grosse che io abbia contestato.

Sfuggirvi ha fatto compiere prodigiosi balzi in avanti alla mia vita.

Ecco le quattro aree in cui ho deciso di eliminare una Regola del cavolo dalla mia concezione del mondo:

1. La Regola dell’università 2. La Regola della lealtà alla cultura 3. La Regola della religione 4. La Regola del duro lavoro

Mentre leggi quanto segue, domandati se qualcuna di queste Regole del Cavolo ti sta trattenendo.

1. Bisogna laurearsi per assicurarsi il successo

Alcuni studi hanno dimostrato che l’istruzione universitaria, oltre ad accollare per decenni pesanti debiti a molti giovani, in realtà non garantisce il successo.

E assicura davvero alte prestazioni lavorative?

Non necessariamente. I tempi cambiano in fretta.

Io stesso negli anni ho sottoposto a colloquio e assunto oltre 1000 persone per le mie società e ho semplicemente smesso di guardare al voto di laurea o persino all’università di provenienza di un candidato.

Perché ho scoperto che non hanno correlazione con il successo di un dipendente.

Il voto di laurea come strada per una carriera di successo può essere considerato pertanto solo una diffusa Regola del cavolo in rapida dissoluzione.

Con questo non voglio dire che frequentare l’università sia inutile: la mia vita al college è stata una dei ricordi più belli e delle migliori esperienze di crescita che abbia mai vissuto. Ma poco di tutto ciò ha avuto a che fare con il mio voto finale o con la materia che studiavo.

2. Bisogna sposarsi tra persone della stessa religione o etnia

Provengo da una minuscola minoranza etnica dell’India occidentale. La mia cultura è chiamata Sindhi. I Sindhi lasciarono l’India dopo il 1947 e da allora vivono in diaspora, ossia sparpagliati per il mondo. Come per molte altre culture in diaspora, hanno sviluppato un saldo desiderio di proteggere e preservare le proprie tradizioni.

E in quanto a tradizione, nella mia cultura è considerato un tabù assoluto sposare qualcuno che non appartenga alla nostra etnia – anche se indiano.

Perciò potete immaginare lo choc della mia famiglia quando annunciai che intendevo sposare la mia fidanzata dell’epoca, Kristina (ora mia moglie), che è estone.

Ricordo parenti benintenzionati che mi chiedevano: «Ma vuoi farlo davvero? I tuoi figli saranno così confusi! Perché vuoi deludere a tal punto la tua famiglia?»

All’inizio ebbi paura a seguire il mio cuore perché sentivo che avrei deluso enormemente le persone che amavo.

Ma poi mi resi conto che davanti a una scelta di vita così importante non avrei dovuto fare qualcosa per rendere felice qualcuno che avrebbe reso immensamente infelice me.

Io volevo stare con Kristina. Perciò la sposai.

Rifiutai la Regola del cavolo, così comune nella mia generazione, secondo cui avremmo dovuto sposare solo persone della nostra etnia, religione e razza perché era la strada più sicura verso la felicità e la cosa “giusta” da fare per la famiglia o la fede.

Io e Kristina stiamo insieme da sedici anni, e siamo sposati da tredici. I nostri due figli, ben lungi dall’essere “confusi”, stanno imparando svariate lingue e diventando felicemente cittadini del mondo (Hayden a diciotto mesi aveva già viaggiato in diciotto paesi diversi).

I miei figli prendono parte con i nonni alle tradizioni russo ortodossa, luterana e indù.

Ma non si limitano a una religione: sperimentano tutta la bellezza delle religioni umane senza essere bloccati in un singolo cammino. Il che ci porta alla prossima grande Regola del cavolo.

3.Bisogna aderire a una sola religione

Ok, è una questione delicata. Abbiamo davvero bisogno della religione? Può esistere la spiritualità senza dogmi religiosi? Queste sono solo alcune delle domande che ci poniamo oggigiorno sulla religione.

Il cuore di una religione può anche essere costituito da meravigliose idee spirituali, ma solitamente tutt’attorno vi sono avvolti secoli di antiquate Regole del cavolo su cui in pochi si prendono la briga di interrogarsi.

Un’alternativa migliore, a mio avviso, è non aderire a una singola religione ma scegliere le credenze dall’intero panteon delle religioni e pratiche spirituali globali.

Scegliti pure una religione se vi dà significato e soddisfazione, ma sappi che non sei tenuto ad accettarne tutti gli aspetti: puoi credere in Gesù ma non nell’inferno, puoi essere ebreo e gustarti un panino al prosciutto. Non rimanere intrappolato nelle definizioni rigide e predefinite di un solo cammino, convinto di dover accettare tutto delle credenze di una particolare tribù.

La spiritualità va scoperta, non ereditata.

4.Bisogna lavorare sodo per avere successo

Può nascere come un’idea di tutto rispetto e trasformarsi in una tirannica Regola del cavolo.

I genitori vogliono incoraggiare i figli a seguire rigorosamente le sfide, lavorare per raggiungere obiettivi e non mollare mai. Ma questa spinta può distorcersi in una Regola del cavolo: se non lavori sodo costantemente sei un lazzarone e non combinerai niente nella vita.

Questa Regola porta anche a un’altra Regola del cavolo: il lavoro deve essere una faticaccia.

Nella mia vita ho sempre compiuto la scelta consapevole di lavorare in settori in cui amavo a tal punto quel che facevo da smettere di avere l’impressione di lavorare.

Quando amiamo ciò che facciamo, la vita ci appare talmente più bella… tanto che l’idea stessa di “lavoro” scompare: somiglia anzi più a una sfida, a una missione o a un gioco.

Io ti incoraggio a cercare un lavoro così. Non ha alcun senso trascorrere la maggior parte della giornata al lavoro, a guadagnarci da vivere, solo per poter continuare a vivere una vita in cui trascorriamo la maggior parte della giornata a lavorare. È un circolo vizioso.

Perciò, cerca sempre un lavoro che ami: ogni altro modo di vivere non coglie il senso della vita. Non è una cosa immediata, ma è fattibile.

E tu? Ti sei già sentito frenato da una di queste Regole del Cavolo? 

E se sì, come sei riuscito a liberarti da questi freni?

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6 Commenti

  • Avatar Enrico says:

    un ‘regola del cavolo’ mi impediva di esprimere liberamente la mia insofferenza per le regole del cavolo. Vi ringrazio per questa illustrazione del problema. Ho seguito la religione di famiglia in modo ‘professionale’ e me ne sono liberato da circa vent’anni; ora so apprezzare la spiritualità indipendentemente dalla sua provenienza. Riesco a fare un lavoro indipendente da persone e orari, che diventa quasi un gioco, in cui peraltro si rispettano le regole del gioco… grazie, buon lavoro

  • Avatar Ettore says:

    Ciao a tutti carissimi! Sono anni che oramai mi sono spogliato da false credenze e regole inculcate dagli altri, sempre per il mio bene..certo il mio bene detto dettato o anche imposto dagli altri, che però è stato il mio male..certo ci vuole coraggio e così ho fatto..sono andato contro tutto e contro tutti e oggi, queste persone sono tutte con tanti problemi psicofisici, mentre io continuo nella mia crescita psicofisica, senza mai sentirmi arrivato..mi sono spogliato di tutti quei vestiti che mi andavano troppo stretti e mi facevano stare talmente male, che mi hanno persino dato fobie, paure e crisi di panico. Credo che ognuno debba vivere la sua vita, ma se si vuole migliorare in meglio, bisogna andare contro una massa che ragiona al contrario, ma secondo loro perfetta..la perfezione non esiste, ma il bene sì e per stare bene bisogna pulirsi la mente e così il corpo..ed ecco che si vedono e si sentono cose che mai si sarebbero pensate, perchè la vita è speciale ed è giusto che io o qualcun’altro la viva al meglio, perchè scegliendo il meglio, fobie, paure e stress inutili, spariranno, come è successo a me..oggi nel mio piccolo posso essere un esempio di vita per coloro che vogliono vivere al meglio, senza più seguire quella massa che distrugge le menti e i corpi..il mio umile pensiero..grazie a tutti ciao! 🙂 <3

  • Tutti punti assolutamente condivisibili. Ma non credi sia un po’ fuorviante invitare a inseguire il lavoro “che si ama”? In fin dei conti dei conti anche questo “amore per…” potrebbe essere in realtà qualcosa di cui siamo stati convinti (e quindi una “Regola del cavolo”) e che si è talmente tanto sedimentata in noi da non rendercene conto…

    • Ciao Michele, ti rispondo cosi: “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita.” Confucio
      Provare per credere 😉 Puoi chiederlo anche a chi lo fa già 🙂

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